venerdì 23 maggio 2014

Signori Bambini



Oggi voglio proporvi un altro libro di Daniel Pennac, di cui ho già suggerito "Il paradiso degli orchi", inizio della splendida saga della famiglia Malaussene. Stavolta invece lasciamo da parte la variopinta tribù, per passare ad un libro a sé stante: appunto "Signori Bambini".
"Una mattina ti svegli e ti accorgi di essere diventato adulto. Vai in camera dei tuoi genitori e scopri che sono tornati bambini. Racconta il seguito". Questa la consegna del tema che il temibile professor Craistang, odiato da tutti i suoi studenti, assegna a tre alunni come punizione per un disegno satirico che lo ritrae. Ma quello che doveva essere soltanto un compito per casa accade nella realtà: i ragazzi si ritrovano improvvisamente adulti, ed i loro genitori tornano alla beata innocenza (o forse no?) dell'infanzia. Ora tocca a Joseph, Igor e Nourdine trovare una soluzione. Ma non sono ammessi alieni, fate o "è stato tutto un sogno", perché, come insiste il professor Craistang... "Immaginazione non significa menzogna".
Ancora una volta, Pennac conferma la sua capacità di creare personaggi ai limiti del surreale. La voce narrante della storia, non a caso, è il padre di Igor, che però è morto da anni per una trasfusione sbagliata e parla a noi ed al figlio da un piccolo cimitero... e non crede, rigorosamente, ai fantasmi, anche se questo non gli impedisce di approfittare della sua posizione privilegiata ed ultraterrena per conversare con il figlio e con i lettori, un po' poeta, un po' comico ed un po' filosofo. E poi c'è il professor Craistang stesso, che appare come un'antagonista fatto e finito agli occhi dei suoi esasperati studenti, ma che sotto l'acidità nasconde un proprio dramma, quello di un'infanzia mai vissuta e disperatamente cercata. C'è la madre di Igor che ancora non si è ripresa dalla morte del marito, e passa da un uomo all'altro nella speranza di trovare quello giusto. C'è la famiglia di Nourdine, francese "di seconda generazione" il cui padre ha smesso di parlare per esprimersi solo con splendidi dipinti, mentre la sorella Rachida se ne sta trincerata dietro il suo lavoro. I genitori di Joseph sono la famiglia più funzionale delle tre, una coppia affiatata e normale, ma non per questo meno interessante. Intorno ai personaggi principali si muove poi il mondo a cui Pennac ci ha abituato nella saga dei Malaussene, quello caotico, multietnico, divertente e satirico di una Parigi moderna e vitale, con una via di prostitute dal cuore grande, poliziotti ed insegnanti, giovani e vecchi.
Per quanto riguarda lo stile, è sempre Pennac. Quindi, una prosa scoppiettante e leggera, che passa dal tono comico a quello sentimentale, che non ha paura di piroettare tra le estremità della lingua, alternando passaggi di sapore aulico a termini dal sapore quotidiano o volgare. Il linguaggio riflette la trama: parole da ragazzi nelle loro bocche diventate improvvisamente adulte, parole adulte sulle labbra innocenti dei genitori bambini, frasi filosofiche e poetiche, e poi momenti di un autentico vortice lessicale e grammaticale per descrivere le loro trasformazioni o la loro confusione.
Pennac inserisce le consuete stoccate satiriche al nostro mondo, in particolare, in questo caso, ai meccanismi del successo e del risultato che negano l'infanzia, creando adulti aridi e tristi. Ma la satira rimane leggera, vagamente fiabesca, e si fonde con la comicità. Il tutto con il ritmo scoppiettante di un'avventura ricca di colpi di scena e di imprevisti, fino ad arrivare, proprio come in una vera fiaba, ad un dolcissimo lieto fine.
Se non lo avete ancora letto, vi suggerisco di farlo, perché questo libro prende la realtà della vita quotidiana, della scuola, dell'infanzia e delle famiglie, ed inietta in esso una dose di fantastico. Ed ammettiamolo, se non vogliamo diventare dei Craistang, a tutti noi serve un po' di fantastico nella vita.


Clara


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