Visualizzazione post con etichetta fantascienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fantascienza. Mostra tutti i post

sabato 3 ottobre 2015

PS238

Stavolta voglio proporre a chiunque per caso passi di qui l'ennesimo webcomic in inglese, argomento che ormai sta diventando uno dei più frequenti su questo blog. A mia difesa, ne esistono un'infinità, quindi per pura statistica è inevitabile che molti di essi siano interessanti e di buona qualità, almeno secondo i miei gusti.

E già qui la situazione si fa problematica...
Questa volta, si tratta di un webcomic di "genere" supereroico. PS238, scritto e disegnato da Aaron Williams, è ambientato infatti in un mondo dove supereroi e supercriminali sono all'ordine del giorno, e sempre più diffusi. Il dettaglio che distingue questa serie dalle altre dieci a cui avete pensato con la frase precedente? I protagonisti sono tutti bambini, figli di superumani che hanno ereditato i poteri dai propri genitori, o che li hanno acquisiti in qualsiasi altro modo. E che cosa si fa quando ci sono ragazzini di età media sette anni, molti dei quali potrebbero potenzialmente causare terrore e distruzione senza neanche provarci, ed alcuni dei quali ci provano attivamente?
Ovvio, li si manda a scuola, nella speranza che i futuri supereroi sappiano cosa fare una volta diventati tali, e che gli aspiranti supercriminali già fin troppo attivi non rimangano senza supervisione. Nasce così PS238, la prima scuola per "metaprodigi", che per motivi burocratici non ha ottenuto l'autorizzazione per essere una scuola a sé stante e quindi è prontamente collocata sotto una scuola normale. Una scuola con programmi personalizzati a seconda dei talenti dello studente, dalla palestra per i super-forti alle lezioni di magia, ed anche una classe per chi ha capacità speciali o inclinazioni più pacifiche, ma utilizzabili in altri ambiti. Una scuola dove potrete trovare personaggi del tutto originali accanto ad altri sospettosamente simili a super-eroi o ad altri individui già ampiamente conosciuti, da Superman a Hulk al Morpheus di Sandman (Sandman. Neil Gaiman. Capolavoro assoluto. Fine pubblicità occulta.)... e sì, se conoscete un po' questo blog ormai ve lo aspettate. C'è pure un omaggio a Doctor Who. Giuro che non li vado a cercare apposta.

E noi ti crediamo, Clara. Non sei capace di cercarli apposta.

Da questa premessa si potrebbe pensare che sia la combinazione perfetta per una storia comica, ed in effetti l'umorismo non manca, dal precoce genio del male con un chip che trasforma le sue imprecazioni in canzonette, all'alieno che parla una lingue incomprensibile e dimostra il suo affetto sparando palline da tennis. Gran parte dell'umorismo del fumetto viene anche dall'uso che fa di classici luoghi comuni del genere supereroico, come quando nessuno è in grado di riconoscere un personaggio che indossa una "maschera", con suo grande stupore, o i già citati riferimenti a personaggi e storie già esistenti, in qualche caso con colpi di scena inaspettati (ad esempio, il "sosia" di Superman? Salta fuori che la storia non è esattamente la stessa dell'originale...).
Ma c'è molto più di questo. Ci sono azione e combattimenti, e tutto il repertorio del genere, dalle invasioni aliene agli universi paralleli, dai cloni ai viaggi nel tempo. Ci sono anche momenti decisamente tristi, soprattutto perché sono assai realistici, toccando temi dall'indifferenza dei genitori al divorzio, e perché sono dei bambini a subirne le conseguenze. La serie non diventa mai troppo angosciosa, né insiste troppo sulle tematiche più angst, ma non si può non voler dare un abbraccio immenso ad un paio dei piccoli protagonisti.

Ma considerando che Clara abbraccerebbe anche un Dalek, non significa nulla.

Mi ha colpito anche il fatto che ci sia un forte sviluppo di determinati personaggi, che in seguito agli eventi della serie cambiano, o stanno cambiando, il loro modo di pensare e comportarsi, e di relazionarsi con gli altri. Le trame dei singoli "archi narrativi" sono in genere strettamente collegate tra loro e lasciano conseguenze anche pesanti sui successivi, o almeno vengono ricordati e richiamati dai personaggi. Purtroppo non posso dire molto di più senza fare spoiler, ma è evidente come i personaggi principali stiano crescendo.
I diversi archi narrativi vedono al centro personaggi diversi, quindi è difficile individuare un vero e proprio protagonista. Probabilmente quello che ha avuto più spazio è Tyler, l'unico alunno della scuola per metaprodigi ad essere totalmente privo di superpoteri. Purtroppo i suoi genitori sono due tra i più potenti supereroi mai esistiti, quindi lo hanno iscritto contro la sua volontà. Come sopravvivi se sei circondato da bombe ad orologeria ed aspiranti conquistatori del mondo, ed hai la tendenza a finire in ogni guaio possibile? Ovvio... si prendono lezioni da un tizio che se non fosse per questioni di copyright si chiamerebbe Batman, e che è specializzato nel cavarsela senza poteri contro gente teoricamente molto più forte di lui. Nel più recente arco narrativo invece il focus si è spostato su Julie, detta 84... perché è l'84esima supereroina con lo stesso set di poteri: superforza, supervelocità, indistruttibilità e volo. Una categoria guardata dall'alto in basso da eroi con poteri più fantasiosi, ma 84 non ha intenzione di arrendersi... e si ritrova più o meno per caso con un fanclub. Oh, e con il fato di New York in mano.
I personaggi sono quindi ben sviluppati, ma al tempo stesso, è evidente come siano ancora dei bambini, risultato non facile per un adulto che scrive storie. I personaggi, anche se a volte sembrano più maturi della loro età (in un paio di casi perché sono effettivamente dei piccoli geni), in generale agiscono e pensano secondo la loro età, dimostrando, a seconda dei casi, tutta l'ingenuità di qualcuno che ha effettivamente sette-otto anni, e questo influisce sulla trama. Insomma, avere dei protagonisti bambini non è solo una scusa per fare qualcosa di divertente, ma anche un modo per esplorare come si approccia a superpoteri e superproblemi un gruppo di età non molto diffuso nei fumetti.
Per quanto riguarda lo stile di disegno, è piuttosto "cartonesco" e semplice, soprattutto in confronto ad altri webcomic di cui ho già parlato, ma ugualmente piacevole e ben disegnato. Dal momento che questo webcomic comincia la sua storia come fumetto cartaceo, e solo in seguito viene trasferito su Internet, i primi numeri sono in bianco e nero, mentre i contenuti successivi, che nascono per il digitale, sono a colori, ancora una volta con una colorazione semplice ma efficace.
Insomma, se vi piacciono i supereroi e se vi siete chiesti come funzioni davvero una scuola elementare dedicata a loro, le avventure di PS238 sono imperdibili!

Clara









venerdì 4 settembre 2015

Stand still Stay silent

E poi boh. Una si ripromette (e vi promette) di aggiornare un po' di più questo blog, poi va a fare uno scavo archeologico e torna praticamente in stato comatoso, poi le regalano finalmente un tablet nuovo in sostituzione del netbook tristemente defunto, ma già deve ricominciare a cercare un appartamento per la laurea magistrale... e, tra una cosa e l'altra, il blog finisce ancora una volta solo soletto nel dimenticatoio.

Sarà andata proprio così o saranno tutte chiacchiere per coprire l'innegabile ed indiscutibile pigrizia di Clara? Ai posteri l'ardua sentenza... ma per aiutare i posteri, sappiate che l'individuo in questione si è letto cinque e-book di Terry Pratchett in due settimane. Calcolate il tempo impiegato, aggiungete quello speso ad occuparsi del suo gatto virtuale ed ad organizzare una vacanza nello Yucatan che non farà mai, e giudicate voi.

Grazie del prezioso contributo, Voce. Tornando a noi, però, qualche settimana fa vi avevo detto che avevo parecchie cose da raccontarvi. Piccole perle scovate su Internet e non... quindi, meglio cominciare a farlo, prima di dimenticarmene.

Non sta scherzando. Non avete idea di cosa sia capace di dimenticarsi questa ragazza.

Comunque... cominciamo con l'ennesimo webcomic. Sì, anche stavolta in inglese. No, non mi sono ancora stancata. Questa volta si tratta di "Stand still, stay silent", una storia post-apocalittica dalle sfumature horror e fantasy scritta e disegnata da Minna Sundberg.
Nel prologo della storia, un'epidemia si diffonde in tutto il mondo, ma è inizialmente presentata come un'innocua influenza. Diversi gruppi di persone, in Islanda, Danimarca, Norvegia, Svezia e Finlandia, si preparano ad affrontare questa ondata influenzale, o rimangono coinvolti dalle precauzioni governative, o semplicemente non se ne curano e si allontanano per puro caso... e poi, come prevedibile, l'influenza si rivela meno innocua del previsto. Ed anche molto meno "naturale".
Novanta anni dopo, il nucleo di sopravvissuti nel nord Europa ha perso da decenni ogni contatto con il resto del mondo, infestato da creature mostruose a cui hanno dato il nome di giganti e troll del folklore scandinavo. Soluzioni drastiche sono state adottate per prevenire il diffondersi della piaga e delle sue conseguenze, e per tentare di recuperare terreno, ma senza grandi risultati. Nel frattempo, tutto ciò che riguarda il passato ed il resto del pianeta è stato dimenticato, se non da pochi, ed anche quello che si sa è avvolto nella leggenda. In compenso, pare che alcune persone abbiano ora poteri magici, il che è assai comodo per una civiltà che lotta per la sopravvivenza.



La storia si concentra a questo punto sui membri di una piccola missione di ricognizione fuori dal mondo conosciuto, un piccolo e piuttosto scalcinato gruppo "internazionale" che discende dai personaggi del prologo. I nostri eroi, scelti in base al famoso criterio del "non abbiamo soldi per permetterci qualcuno che sia competente e sano di mente allo stesso tempo", sono inviati quindi verso sud alla ricerca di risposte su cosa ci sia là fuori (e se con l'occasione trovano qualcosa che consenta alla spedizione di fare qualche soldo, meglio). Troveranno qualcosa? Moriranno tutti tragicamente? O si ammazzeranno a vicenda prima di arrivare?
No, in realtà vanno tutti piuttosto d'accordo, non temete :P





Comunque, questa serie mi ha colpito in modo molto favorevole per alcuni motivi, primo tra tutti il grande talento artistico dell'autrice, soprattutto nella resa dei paesaggi. Le ambientazioni sono sempre stupende, ricche di dettagli, ed al tempo stesso suggeriscono con maestria l'idea del pericolo in agguato tra le rovine della civiltà e la bellezza della natura. Ci sono pagine e pagine in cui non succede nulla di spaventoso, ma il lettore attento può scorgere sagome ed occhi in agguato tra le ombre, o forse peggio ancora, non scorgerli affatto... Ed aspettate di vedere quando il pericolo effettivamente si manifesta in mostri usciti da un incubo terrificante: ho detto "sfumature horror" all'inizio? Diciamo che è più di una sfumatura. Sempre di più.





Detto questo, ci sono anche parecchi momenti umoristici o "dolci", ma anche qui l'autrice si rivela particolarmente abile a rendere nelle espressioni e nei gesti dei personaggi un'atmosfera più rilassata, condensando in poche vignette una carica di simpatia che porta ad affezionarsi ai personaggi. Insomma, l'arte è uno dei motivi principali che mi hanno spinto a questa lettura, e per cui ve lo consiglio. Arrivo a sostenere che tra i vari webcomic che ho recensito finora questo ha probabilmente il mio stile di disegno preferito.

Tranquilli, cambierà idea domani stesso.

Ma torniamo alla storia. Ci sono un paio di cose piuttosto originali che vorrei sottolineare: in primo luogo, la questione delle lingue. Il nostro team internazionale contiene diversi individui che, appunto, parlano lingue diverse. Non una non meglio definita lingua comune che risolve all'istante tutti i problemi di comunicazione, ma ci sono effettivamente delle difficoltà linguistiche, la necessità di un personaggio che funga da traduttore. Non preoccupatevi, per noi i testi sono in inglese, con delle bandierine che ci aiutino a capire in cosa stiano parlando... è anche l'occasione buona per imparare le bandiere dei paesi scandinavi, visto che vi propongo sempre letture istruttive?

No comment.

Questo fatto mi ha colpita, visto che si tratta di una questione di solito sorvolata. Un altro fatto interessante è la lunghezza del prologo, che non si limita ad un rapido "è successo questo e questo, ora passiamo ai nostri eroi". Come dicevo prima, c'è una paziente costruzione, che ci presenta diversi personaggi e le loro vite, e come siano arrivati a salvarsi dalla carastrofe di cui, all'inizio, sono totalmente ignari. Anzi, se c'è una cosa che mi dispiace è che questi personaggi spariscano dopo il prologo, perché in poche pagine ero riuscita ad affezionarmi a loro! Lunga e meticolosa è anche la preparazione che porta alla presentazione della squadra e della missione. Questa attesa prima di arrivare alla parte "centrale" potrebbe scoraggiare i lettori più impazienti, ma personalmente l'ho trovata un ottimo modo per creare e mostrare un mondo che è assai più largo della sola trama principale. Comunque, se proprio avete fretta, potete sempre saltare i primi volumi... ma peggio per voi.

Come sospettate tutti, Clara aveva effettivamente saltato i primi volumi cominciando a leggere da una pagina a caso, per poi ricominciare dall'inizio. Sappiamo tutti che è pessima, no?

Insomma, in breve: se siete persone pazienti a cui piacciono gli horror post-apocalittici con sfumature fantasy, un po' (tanto) di umorismo, ed un eccellente stile di disegno, "Stand still. Stay silent" è una lettura perfetta per voi. Buona lettura!


Clara


martedì 28 luglio 2015

L'uomo nel labirinto

L'estate, si sa, è il momento migliore per dedicarsi alla lettura, che sia in spiaggia sotto l'ombrellone o al riparo a casa, all'ombra, di fronte al più potente ventilatore che possedete. La sottoscritta non fa eccezione, e quindi ho pensato... quale momento migliore per suggerire qualche libro che ho letto di recente e poi accantonato, presa da altri impegni?

Comunicazione di servizio: ricordiamo a chi si fosse perso gli ultimi post che Clara quest'estate si è laureata, e nonostante abbia usato la tesi come scusa per abbandonarci per due mesi, continua a dimostrare che in realtà stava solo sprecando tempo. Sentitevi liberi di insultarla.


Comunque, comincio con un libro decisamente particolare, che ho apprezzato davvero molto. Si tratta di "L'uomo nel labirinto", di Robert Silverberg, pubblicato nel 1968, e tradotto in italiano anche come "La città labirinto". L'autore, nato nel 1935, è il vincitore di diversi premi Hugo e Nebula, prolifico autore sia di genere fantasy che di fantascienza. Per interderci, il soggetto su cui si basa il film "L'uomo bicentenario", con il compianto Robin Williams, è scritto a quattro mani da lui e da Isaac Asimov, un altro gigante della fantascienza Il libro è classificato come fantascienza, ma chi si aspettasse da questa sua collocazione una lettura leggera e senza particolare valore culturale sarebbe destinato ad una sorpresa. Chiarisco, il libro può essere letto in questo modo, semplicemente come una bella storia originale, ricca di dialoghi, con retroscena svelati lentamente e personaggi affascinanti. Ma per i lettori con qualche conoscenza di letteratura greca, la lettura assume una pro.fondità completamente diversa. Vediamo se la quarta di copertina vi suggerisce qualcosa...


" Dick Muller è un uomo solo, la cui vita è stata stravolta da un incontro con gli alieni avvenuto durante uno sfortunato viaggio spaziale: la permanenza di un anno sul loro pianeta gli ha lasciato una strana malattia, l'impossibilità, fisica e morale, di sopportare quella che per lui dovrebbe essere la più "normale" delle presenze, quella degli altri uomini. Dotato di poteri telepatici che non può governare, incapace ormai di interagire con gli altri esseri umani, di trasmettere loro i propri sentimenti migliori, e troppo permeabile a quelli degli altri, la sua vicinanza mette i suoi simili a disagio, lo rende una presenza indesiderata, repellente, tanto da spingerlo a scegliere l'esilio sul pianeta disabitato di Lemnos, sede di un millenario labirinto, luogo ideale per tenersi lontano da tutti. Fino a quando la sua presenza sulla Terra diventa indispensabile per salvare l'umanità dal pericolo dell'estinzione; due vecchi compagni andranno così a riprenderlo, sfidando il labirinto e i suoi pericoli mortali, e lo stesso Muller, ancora memore delle antiche offese e in cerca di vendetta."
Un uomo abbandonato da tutti in un luogo deserto perché un suo problema spinge gli altri ad allontanarlo disgustati, fino a quando questi altri hanno bisogno di lui. Ed a riportarlo alla civiltà vanno altri due uomini, uno maturo, con una scaltrezza pratica e cinica maturata da anni di esperienza, l'altro un giovane ancora convinto, o forse illuso, dei propri ideali, e riluttante ad ingannare qualcuno a cui già sono stati fatti tanti torti...
Se vi servono ancora indizi, la tragedia su cui si basa questo romanzo è il Filottete di Sofocle, in cui l'omonimo eroe è  abbandonato dall'esercito greco sull'isola di Lemnos, durante il viaggio verso Troia, a causa di una ferita infetta dal fetore rivoltante. Dieci anni dopo, quando la guerra di Troia giunge ormai al termine, un oracolo rivela che l'arco di Filottete è indispensabile per far cadere la città assediata. A recuperare il guerriero o almeno la sua arma sono inviati l'astuto Odisseo e Neottolemo, giovane figlio di Achille, che è convinto dal guerriero più anziano a mentire a Filottete per guadagnare la sua fiducia. Alla fine della tragedia,  sarà l'intervento ex machina di Eracle a portare ad un lieto fine per i personaggi coinvolti.
Come altre tragedie che il mondo classico ci ha lasciato, immortali ed inesauribili nella loro molteplicità di significati ed interpretazioni, anche questa tocca temi sempre attuali: il contrasto tra individuo e società, la solitudine fisica ed esistenziale, la giustizia, la scelta tra la morale ed il bene comune, la difficile crescita di un giovane inesperto che vede i suoi ideali scontrarsi con il dovere. E Silverberg, con brillante inventiva, intreccia queste eterne problematiche con quelli che sono i temi classici della letteratura fantascientifica, la città di un altro mondo abbandonata ma ancora mortalmente pericolosa, le razze aliene, davvero aliene, incomprensibili a noi come noi lo siamo a loro, il potere psichico che è piuttosto una maledizione. E così, la hybris dell'eroe diventa quella dell'esploratore dello spazio, l'isola diventa il letale e meraviglioso pianeta Lemno, la guerra di Troia diventa la disperata necessità di fermare una specie così diversa che non si rende neppure conto che gli umani sono esseri senzienti quanto loro.
Filottete diventa Richard Muller, leggendario esploratore spaziale che nove anni prima, dopo una missione di primo contatto dalle conseguenze devastanti, si è autoesiliato sul pianeta Lemnos e, primo tra tutti coloro che hanno tentato, è riuscito a giungere al centro del suo quasi inespugnabile Labirinto. Odisseo diventa Charles Boardman, anziano diplomatico, vecchia conoscenza di Muller e, agli occhi di quest'ultimo, uno dei responsabili della sua condizione. E Neottolemo è il giovane Ned Rawlins, che sogna di esplorare lo spazio, proprio come l'uomo che stanno andando a cercare ha fatto tanti anni prima.
Nella contrapposizione e nel confronto tra questi tre personaggi, così diversi eppure così inestricabilmente collegati l'uno all'altro, si gioca questa storia, tra inganni e discussioni filosofiche, mentre contemporaneamente viene rivelato il retroscena che ha portato alla "malattia" ed all'esilio di Muller. Ma prima di arrivare al loro incontro e scontro, Boardman, Ned ed i loro compagni di viaggio devono attraversare il Labirinto, ultimo lascito di una civiltà scomparsa, ma ancora costellato di trappole mortali ed infestato di animali feroci, che hanno già mietuto tante vittime. La tensione del viaggio (altro tema eterno ed inesauribile) prepara quella del confronto che lo seguirà, in un susseguirsi di pericoli fantastici.
E quindi, "L'uomo nel labirinto" è un romanzo di fantascienza "atipico" (ma del resto, in un genere poliedrico e in continua mutazione quale la fantascienza, e soprattutto la fantascienza di quel periodo, non è facile definire il "tipico"), una tragedia greca intrecciata con un viaggio di formazione e lanciata nelle profondità dello spazio e narrata in uno stile affascinante, in molti tratti solenne come il modello su cui si basa, in altri onirico e surreale nelle descrizioni, graffiante e malinconico nelle sue valutazioni sull'umanità, incalzante ed inquietante nell'azione...
In definitiva, una storia per chi ama i classici greci e la fantascienza, per chi ama le storie costruite sui personaggi e sui dilemmi morali, ma con azione e luoghi fantastici a ravvivare la trama. Se vi riconoscete in qualcuno di questi punti... buona lettura!
A presto,

Clara


lunedì 30 marzo 2015

Cose fragili



E ci risiamo con Neil Gaiman. Non so che dirvi, è uno dei miei autori preferiti, e quando ho bisogno di qualcosa che mi faccia volare nel regno della fantasia, che mi faccia sognare e tremare e ridere, so di potermi rifugiare tra le sue parole. E così, eccomi a parlarvi di una raccolta di racconti di questo autore, "Cose fragili". Raccolta molto interessante, tra l'altro, perché nell'introduzione c'è un commento dell'autore ad ogni racconto, che svela inediti e gustosi retroscena sulla loro scrittura. Racconti intorno ad altri racconti dunque, piacevoli soprattutto per quelli di noi che si chiedono sempre come facciano quei geni che tanto ci fanno commuovere a scrivere queste meraviglie... a volte, lo fanno in modo del tutto umano.

In ogni caso, questa raccolta di racconti si apre in modo favoloso con quello che, per pura coincidenza, sta diventando un altro tema costante di questo blog. Un cross-over tra Sherlock Holmes e Lovecraft. "Uno studio in smeraldo" è un piccolo gioiello che gioca sulle aspettative dei lettori, lasciando indizi che costruiscono un passo dopo l'altro una storia ricca di colpi di scena, che meriterebbe non solo un seguito, ma un intero romanzo a se stante.
E per chi tra voi ha letto American Gods, uno dei primi capolavori di questo autore, sarà un piacere sapere che in questa raccolta potrete trovarne un "seguito", un altro racconto che ha come protagonista Shadow, stavolta ambientato in Scozia. Ancora una volta l'uomo, in viaggio alla ricerca di qualcosa che neppure lui sa definire dopo gli eventi del libro, si trova coinvolto in una lotta in cui il mito ed il folklore si fondono alla realtà.
Questi racconti  da soli valgono la lettura della raccolta, ma anche gli altri non sono da meno. Gaiman, come suo solito, stravolge convenzioni e generi con umorismo e poesia. Un esempio magistrale di questo suo talento è il racconto intitolato (tutto d'un fiato, vi sfido) "Spose proibite degli schiavi senza volto nella casa segreta la notte del desiderio e del terrore", titolo da cui già si intuisce quando vada preso sul serio. Il protagonista è un giovane scrittore disperato, ed il suo tentativo di scrivere un serio romanzo realista, strettamente concentrato sui normali e veri fatti della vita, come mostri, fantasmi, oscuri segreti di famiglia e notti tempestose...

 Confermo, tutto normale.

Un altro racconto affascinante ha come protagonista Arlecchino, alle prese con il 14 gennaio e con un nuovo amore. Un altro ancora vede un club di buongustai, che ha già assaggiato tutto l'assaggiabile ed anche di più, alla ricerca di qualcosa di nuovo, come il misterioso, ma in realtà parecchio famoso, uccello del sole di Suntown... in questi racconti ed in altri, è sempre lo stravolgimento delle aspettative, e la progressiva costruzione di un finale che tuttavia arriva inatteso, ad attirare e coinvolgere il lettore.
Altri racconti hanno una connotazione più dark, che richiama "Il figlio del cimitero", sempre per restare tra le opere di Neil Gaiman, o decisamente horror. Ed ancora, non poteva mancare la fantascienza: "Come parlare con le ragazze alle feste" vede due ragazzi imbucarsi alla festa sbagliata e conoscere delle studentesse straniere che vengono da più lontano di quanto immaginino, mentre "Golia" è niente meno che un racconto scritto come materiale promozionale per il film Matrix, ambientato nello stesso inquietante mondo virtuale.
E parlando di fanfiction, visto che quando sei un grande autore puoi permetterti tutto, Gaiman si dedica pure ad una rivisitazione delle Cronache di Narnia, ovviamente in versione più adulta e problematica. "Il problema di Susan" è uno di quei racconti capaci di rovinare i ricordi d'infanzia di una persona, ma è di sicuro scritto benissimo.

E siamo sinceri, non è che Clara sia mai esattamente uscita dall'infanzia, quindi è ancora in tempo a farsi nuovi ricordi.

 Ci sono anche veri e propri componimenti in versi, tra cui il mio preferito è quello con le istruzioni su come sopravvivere ad una fiaba. Ancora una volta, insomma, Neil Gaiman si conferma come un autore poliedrico, brillante ed originale. Se il suo stile vi piace, e se volete qualche squarcio di sogno, potete rivolgervi a questa raccolta.


Clara


giovedì 26 marzo 2015

Worm

Oggi voglio condividere con voi una web novel, cioè un'opera letteraria originale pubblicata su Internet per la fruizione del pubblico. Non come e-book, ma proprio su un sito. E tanto per non cambiare, è in lingua inglese, quindi se state cercando una lettura in italiano non fa per voi, soprattutto perché è molto lunga e complessa. Comunque, se avete già da tempo infranto la barriera linguistica,

o se siete convinte di averlo fatto e tutte fiere perché le vostre conoscenze Erasmus vi hanno detto che parlate bene in inglese, anche se lo hanno fatto solo per pietà

 "Worm" di Wildblow è una lettura davvero interessante, in grado di occupare giornate intere del vostro tempo. La storia è ambientata in un universo davvero simile al nostro, con gli stessi libri o film, ma con una differenza fondamentale. In questo mondo, da qualche decennio esistono persone con superpoteri. Moltissime persone con superpoteri. Supereroi, supercriminali, e gente che vuole una vita normale. I poteri variano da quelli che abbiamo già visto in mille variazioni, come il volo o la super- forza, a quelli mai sentiti prima, attestazioni sfolgoranti della genialità dell'autore, ed ogni combinazione nel mezzo. Ed anche i poteri più banali possono conoscere applicazioni impensate.
La protagonista, Taylor, grande appassionata del mondo dei supereroi, ha appena acquisito uno di questi poteri. La grande occasione che aspettava per realizzare i suoi sogni e sfuggire alla durezza della sua realtà quotidiana, in cui è vittima costante di tremendi atti di bullismo? Ehm... peccato che il suo superpotere sia quello di controllare gli insetti. Già, non proprio materiale supereroico per definizione. Ma Taylor non si arrende e, dopo adeguata preparazione (ossia, far tessere ad una squadra di ragni il proprio costume... applicazioni impensate, nessuno?) fa il suo esordio sulla scena del crimine della città...
Dove viene prontamente scambiata per una dei criminali. E, siccome una cosa tira l'altra e la sua vita non era già abbastanza complicata, "Skitter" si ritrova arruolata in un gruppo di giovani "supercattivi", gli Undersiders, e coinvolta nelle loro attività llegali. E tornare dalla parte giusta sarebbe molto più facile se questa non fosse la cosa migliore che le fosse capitata negli ultimi mesi, e se dalla parte della Legge tutto fosse luccicante come sembra...
Questa è solo la premessa di un'avventura che, da un inizio incentrato sulla vita personale di Taylor e sulla sua città, si allarga ad una dimensione globale, tra mostri apocalittici, nebulose organizzazioni, serial killer apparentemente indistruttibili e segreti sull'origine dei superpoteri che hanno cambiato la faccia della Terra. Fino ad una lotta per il futuro stesso dell'umanità.
Uno dei punti di forza di questa storia è che inizia dalla dimensione più piccola, incentrata su pochi personaggi, e si allarga progressivamente. C'è quindi il tempo per conoscere bene la protagonista e gli altri personaggi principali, per sviluppare un legame emotivo con loro, da parte dei lettori. E c'è il tempo per una crescita dei personaggi stessi, per lo sviluppo delle relazioni tra di loro, perché apprendano di più sui loro poteri e su come usarli. Il punto di vista della trama principale è sempre quello di Taylor, ma ci sono frequenti "intermezzi" che ci permettono di allargare il focus della storia e rivelare molte tessere del mosaico che altrimenti starebbero nascoste, come il passato di altri personaggi, principali o secondari, le ripercussioni delle azioni di Taylor e compagnia, che cosa stia succedendo contemporaneamente in altri luoghi, o preziosi dettagli su quell'universo e sulla sua storia.
Questa lenta ed accurata descrizione non significa affatto che il ritmo sia lento. I capitoli sono decisamente lunghi, ed ognuno straripa di azione e colpi di scena, e quasi tutti terminano lasciando una situazione in sospeso, invogliandoti e quasi costringendoti a continuare a leggere.

Per quanto riguarda Clara non è particolarmente difficile, quest'essere possiede la forza di volontà di un grumo di fango essicato.

Non direi. Ho conosciuto dei grumi di fango essicato molto testardi.

Grazie per il paragone. Comunque, non si tratta decisamente di una storia comica. Voglio dire, all'inizio ci sono anche dei momenti divertenti, ma è chiaro fin da subito che fare i supereroi, o i supercriminali, non è un gioco per bambini. E neanche la vita di tutti i giorni lo è. Ci sono momenti cupi, sempre più frequenti con il procedere della storia. Ci sono morti, sia tra i personaggi conosciuti sia "sullo sfondo". Ci sono catastrofi e combattimenti sanguinosi, autentiche stragi. E l'autore non risparmia i dettagli, né materiali né psicologici, su tutto quello che la protagonista e gli altri devono affrontare. Quindi, se siete di stomaco molto delicato, vi converrà saltare parecchie scene. Non parlo solo di violenza "soprannaturale" e fantastica, ma anche di scene molto più realistiche, come gli episodi di bullismo di cui la protagonista è vittima.
Questo è forse uno degli aspetti problematici della web novel: così tante disgrazie e problemi si abbattono sui personaggi che il lettore diventa assuefatto alla cupezza della storia, facendole perdere un po' della forza d'impatto iniziale. In certi punti sembra che un lieto fine sia impossibile, che qualsiasi cosa Taylor e gli altri facciano non significhi nulla, perché accadrà subito qualcosa di peggio. Sarà proprio così, o alla fine la fortuna girerà? Tocca arrivare all'ultimissimo epilogo per scoprirlo...

Oppure andare a leggere l'ultimissimo epilogo senza prima aver finito le parti precedenti, perché si ha meno pazienza di un branco di bufali assetati che arrivano ad una pozza d'acqua.

Ehi, che fine hanno fatto i grumi di fango di prima?

Ignoro le tendenze metaforiche dei due abusivi, e riassumo in breve il concetto: storia di supereroi altamente originale e avvincente, universo costruito nei suoi dettagli in cui non esistono bianco e nero, ma tutte le sfumature possibili, e grande capacità di scrittura dell'autore. La trama a tratti diventa forse eccessivamente cupa, ma è tutta una questione di gusti.
E dulcis in fundo, ci sono i commenti. La storia ha avuto un notevole successo, e di conseguenza i lettori si sono sbizzarriti, in fondo ad ogni capitolo, a sviscerarne ogni aspetto, partendo a volte per la tangente. Si va così da raccolte di facts sui personaggi su modello di quelli famossimi su Chuck Norris, a piani per la conquista del mondo, a mini-raccontini che colmano in maniera esilarante i vuoti del capitolo principale. Di tutto e di più, una vera e propria storia intorno alla storia, ottima per rilasciare un po' di tensione tra un capitolo e l'altro e per farsi un'idea di quanto questa storia sia stata apprezzata.

Da gente che aveva una capacità di formulare pensieri coerenti di gran lunga migliore della qui presente blogger.

Comunque, se il vostro inglese è buono ed il genere supereroico vi interessa, questa è sul serio una lettura che non potete perdervi. Buona lettura a tutti!

Clara

Taylor/Skitter, by avgasblomman.deviantart.it



sabato 21 marzo 2015

Alla ricerca del tempo perduto...

... Che poi, dopo un titolo così, viene da farsi domande sulla mia salute mentale (me lo dico da sola così non ci pensa la mia Voce della coscienza/Voce nella testa di fiducia). Sì, perché se il tempo impiegato a dare esami e studiare per il mio indefinito futuro viene considerato "perduto", come dovrei considerare tutto il resto?

Forse, la butto lì a caso, dovresti piantarla di cercare titoli ad effetto.

Oppure dovresti mettere titoli ad effetto meno problematici, come "La vendetta dei pinguini ninja". A quel punto nessuno si farebbe domande sulla tua salute mentale, ci sarebbero solo certezze.

Quelle ci sono già...

Grazie, abusivi, anche voi mi siete mancati. Comunque, questo mese è stato difficile resistere alla tentazione di aprire questo blog e mettermi a scrivere. Sono successe così tante cose di cui avrei voluto parlare, cose di cui si è parlato tantissimo ma su cui volevo sfogarmi anche io... però ho resistito.

Ah, adesso perdere su altri siti tutto il tempo che avresti impiegato su questo blog si chiama resistere? Dovremo aggiornare i vocabolari.

COMUNQUE, stavo dicendo. Approfitto di questo post per una breve panoramica su tutto quello che avrei voluto scrivere per esteso nelle ultime tre settimane, mentre dal prossimo torneremo alle consuete recensioni ed opinioni varie, di cui ho fatto un po' di scorta. Pronti?

No, devo andare in bagno.

Shhh, da ora in poi questo è un post serio.

Via!
1) TERRY PRATCHETT
Ormai è passato un po' di tempo, ma ancora non riesco a crederci. Il mio autore preferito, l'uomo che mi ha fatto vedere il fantasy in una luce completamente nuova, l'uomo che ha rivoluzionato la mia idea di questo genere, è morto. Malato di Alzheimer da anni, sir Terry Pratchett, per i suoi adorati fan Pterry, ha continuato a plasmare universi di brillante fantasia e comicità fino all'ultimo. Ed ora il mondo della scrittura è un po' più vuoto, come il cuore di tutti i lettori che l'hanno adorato. Moltissime persone hanno commemorato questa perdita molto meglio di quanto possa fare io, ad esempio con disegni meravigliosi su DeviantArt:
Farewell, sir Terry Pratchett
The End
At last, sir Terry, we must walk together
In uno dei suoi libri, "Il tristo mietitore", Terry ha detto che la vita di un uomo non è davvero finita fino a quando non sono svanite le conseguenze delle sue azioni, come cerchi che si allargano da un sasso lanciato nell'acqua. Se è così, e se le dimostrazioni di affetto e rimpianto che hanno inondato Internet sono un segno attendibile, il grande genio del fantasy comico continuerà a vivere molto a lungo.
In ritardo, ma lo aggiungo anche io: buon viaggio, sir Terry Pratchett. Vada a scoprire cosa la attende dall'altra parte del deserto.

2) NIMRUD, MOSUL, HATRA, TUNISI
Ovvero, luoghi dove tesori dell'umanità sopravvissuti allo scorrere dei millenni hanno dovuto soccombere, indifesi ed abbandonati, alla follia furiosa di esseri che non vorrei neanche definire umani, ma purtroppo la storia ci ha insegnato che gli esseri cosiddetti umani sono capaci di molto peggio. Ormai da tempo l'allarme era stato lanciato, anche se in troppi continuavano, e forse continuano tuttora, ad ignorarlo. Migliaia di vite umane erano già state perse. Ma in qualche modo, questi gesti dell'Is (o Isis che dir si voglia), la distruzione delle statue del museo di Mosul, e poi il passaggio con tanto di bulldozer sugli antichissimi edifici assiri... ecco, in qualche modo rende tutto ancora più terrificante e triste. Io stessa ho studiato quei monumenti e quelle statue, solo l'anno scorso. Ho desiderato andarli a vedere, magari addirittura partecipare ad uno scavo archeologico in quella zona, quando la situazione politica fosse migliorata. Non ho mai pensato, nemmeno per un istante, che sarebbero svaniti prima di me. E' strano, e disturbante, e angosciante.
Certo, è probabile che molti di quei reperti, quelli più facilmente trasportabili, siano in realtà partiti verso il mercato nero, seguendo la stessa strada che moltissimi beni di valore culturale da Siria, Iraq, Afghanistan hanno già preso. E magari tra qualche mese o anno ricompariranno in qualche collezione privata. Da un lato, questo pone ricchezze inestimabili al sicuro dalla guerra e dalla violenza, ma dall'altro, molte di esse sono comunque perdute, e lo sono i contesti da cui provengono.
Ci sono stata male, fisicamente, quando ho visto quelle immagini e quei video. Non ho problemi ad ammettere che ho desiderato la morte dei responsabili. E poi mi sono sentita in colpa per averlo fatto, perché la morte di qualcuno non è mai una soluzione, e di sicuro non riporterebbe indietro quello che hanno distrutto o fatto sparire. Quindi, non dirò che voglio che muoiano. Dico solo che spero, e prego, che in qualche modo giustizia sia fatta.
E naturalmente, ora c'è quello che è successo a Tunisi, al museo del Bardo. Ancora un luogo di cultura bagnato di sangue per colpa del fanatismo e della follia violenta. Ancora un colpo al cuore per chi come me si interessa al passato ed alle sue magnifiche testimonianze. Ancora una dimostrazione, se fosse servita, che questa gente è un problema che riguarda tutti noi, perché ogni pezzo di cultura che svanisce è una perdita dell'intera umanità.
Io credo in Dio, ma non credo che un dio possa chiedere questo.

3) LIBERA (L'ITALIA)
Stamattina ero alla manifestazione di Libera in memoria delle vittime delle mafie. E non so se qualcuno di voi c'era, ma in tal caso, grazie. Grazie per esserci stati. Grazie a chi poteva esserci fisicamente, ma ha pensato, ha guardato, ed è stato lì con lo spirito. Grazie agli organizzatori, grazie a don Luigi Ciotti per le sue parole. Grazie ai familiari delle vittime che abbiamo ricordato, che continuano a lottare per le idee e per i valori in cui i loro mariti, i loro padri, i loro figli avevano creduto. Grazie a tutti costoro, morti per un ideale, per un'Italia migliore, per una libertà da catene che ormai avvolgono l'intera nostra penisola, e si estendono in molti altri stati. Grazie a chiunque lotta oggi, ed a chiunque lotterà in futuro.
L'altro giorno, ne parlavo con un'amica dall'estero. Era convinta che l'Italia fosse una cosa del passato, che in Italia ormai non esistesse più. Le ho detto che non era così. Spero di rivederla tra qualche anno e poterle dire che ha ragione, che la mafia, tutte le mafie sono rimaste nel passato, e che nel futuro dell'Italia ci sono libertà ed onestà. Il realismo mi spinge a pensare il contrario. Ma una parte di me continua a credere nei sogni. E se sogniamo tutti insieme, se lottiamo per questi sogni, forse è possibile.

E così finisco questo post più serio e triste della media. Spero di non avervi annoiato o depresso troppo. In tal caso, prometto che nei prossimi post tenterò di tirarvi su di morale.
Arrivederci a presto,

Clara


domenica 2 novembre 2014

Uomini in rosso

Il modo migliore per introdurre il libro che ho appena letto, e che mi affretto a presentarvi, è riportare la conversazione che ho avuto in proposito con una compagna di corso.

LEI: Ehi, che stai leggendo?
IO: Dunque, hai presente Star Trek? La serie originale?
LEI: Sì, certo.
IO: Hai presente i poveri disgraziati con l'uniforme rossa che muoiono sempre?
LEI: Certo...
IO: Questo libro parla di loro.

Tenete presente che tutta questa conversazione si è svolta a causa del fatto che Clara stava ridacchiando come una cretina mentre l'altra, poveretta, tentava di ripassare per un esame.

Clara, sei una pessima persona.


Va bene, grazie per l'interessamento. Ora posso proseguire con la recensione?

Considerando che sono tre giorni che rimandi il momento di scriverla? Certo, prosegui pure. Intanto io vado a cercare un'uniforme rossa della tua taglia.

Okay, ora è il momento di un'altra premessa. Portate pazienza, ma quando ci vuole ci vuole. Come forse alcuni di voi sapranno, altri no, ho sviluppato una preoccupante dipendenza da un sito Internet chiamato TvTropes, un sito (in inglese) che cataloga appunto i tropes, i "meccanismi" ricorrenti della narrativa, e le opere in cui sono stati usati. E che risucchia il tempo libero in maniera terrificante, ma questo è un altro discorso. Insomma, uno degli strumenti narrativi in cui mi sono imbattuta, nel mio vagare tra le pagine, è questo: Red Shirt, ovvero la comparsa che muore per introdurre il nemico/pericolo di turno, o semplicemente per aumentare la tensione.
Da quella pagina, sono approdata ad un romanzo intitolato appunto Red Shirts, parodia dedicata a queste sfortunate figure. Non ci ho fatto molto caso, visto che le speranze di vederlo in italiano mi sembravano scarse.
E poi, qualche giorno fa, sono andata in biblioteca ed ho iniziato ad esaminare lo scaffale di fantascienza, alla ricerca di una lettura interessante. C'erano alcuni titoli nuovi, e questa copertina mi ha incuriosito:



Ho iniziato a leggere la quarta di copertina, e mi sembrava di aver già sentito quella trama... poi ho guardato il titolo originale: Redshirt. Era la traduzione italiana di Redshirt. Vi giuro, ero sul punto di mettermi a saltellare di gioia.

A quel punto ha scoperto di aver dimenticato a casa la tessera della biblioteca ed ha dovuto aspettare il giorno dopo per prendere in prestito il libro. Se proprio dobbiamo fare una premessa più lunga della recensione, tanto vale spiegare tutto fino in fondo.


Va bene, la premessa è finita.

Quindi il pezzo in cui ti dimentichi di cenare perché vuoi assolutamente finire il libro lo saltiamo?

Ho detto che la premessa è finita, grazie tante! Ma ora, visto che lo faccio sempre e non vedo perché interrompere la tradizione, vi rifilo anche la quarta di copertina:

"Nella grande ammiraglia dell'Unione Universale, l'Intrepid, le uniformi hanno il colore della gloria." Non credeteci. Hanno il colore dell'opportunismo, e chi comanda non porterà mai una casacca rossa. Chi comanda è al sicuro sui ponti più alti, mentre chi va incontro al nemico – quando è il momento di affrontare l'ignoto, di rischiare la vita – sono sempre i sacrificabili. Quelli col petto rosso di coraggio, come dicono i bandi d'arruolamento, quelli col petto rosso di sangue. Andrew Dahl scoprirà tutto questo a bordo dell'Intrepid, dove lo hanno assegnato al prestigioso laboratorio di Xenobiologia. Perché nella missione c'è qualcosa di profondamente sbagliato, qualcosa che sa di inumano... più ancora dell'anatomia dei corpi alieni.

O, per dirla, con le sue parole "C'è decisamente qualcosa di sballato su questa nave". Considerando che il tasso di perdite sull'astronave Intrepid è il più alto dell'intera flotta, che tutti i veterani dell'equipaggio fanno del loro meglio per stare alla larga dagli ufficiali di comando, e che sono tutti terrorizzati dalla semplice idea di partecipare ad una missione di sbarco con loro, Dahl ha ragione a sospettare qualcosa. Così lui e gli altri nuovi arrivati sulla nave si ritrovano a chiedersi cosa stia davvero succedendo, e quali siano le loro chances di sopravvivenza, tra robot killer, teste esplosive, avvenimenti improbabili ed inspiegabili distorsioni delle leggi della fisica e della biologia.
La risposta, e tutto quello che segue, trasforma il romanzo da semplice parodia a geniale ed esilarante esempio di metafiction, che tocca il culmine nel finale. Perché in effetti c'è una spiegazione logica all'altrimenti inspiegabile situazione dell'Intrepid... una spiegazione così folle, ed una soluzione così folle, che potrebbe anche funzionare. E che porterà i nostri personaggi alla Hollywood del 2012.
Se siete fan di Star Trek, o in generale della fantascienza, non potete perdervi questo libro, tra l'altro vincitore del premio Hugo 2013 per il miglior romanzo. L'umorismo che pervade ogni pagina dall'inizio, in cui uno sfortunato guardiamarina viene divorato dai vermi giganti borgoviani, alla fine arricchisce una trama tutto sommato semplice nello svolgimento, ma ricca di colpi di scena. Il ritmo è assai rapido, oserei dire proprio come quello di una puntata di un telefilm (e con ottimi motivi). Ci sono parecchie scene d'azione, ma non mancano un paio di momenti commoventi. Un tocco particolarmente interessante è la presenza, dopo la "scena finale", di tre code, tre epiloghi, rispettivamente in prima, seconda e terza persona, che mostrano le conseguenze della storia su alcuni personaggi secondari.
Una cosa che mi è piaciuta, e che mi ha divertito molto, è che il romanzo non cerca di essere "corretto" come i telefilm sono costretti ad essere per evitare censure. E così abbiamo commenti e dialoghi a sfondo sessuale, ed uno dei personaggi principali è uno spacciatore di droghe... ops, di funghi alieni perfettamente legali (e canditi). Il linguaggio è realistico, anche se mai eccessivamente volgare, coerente con l'ambientazione.
Non mancano i riferimenti a cult della fantascienza, a partire ovviamente da Star Trek, a Dune (vermi giganti, nessuno?), a Star Wars. E men che meno le frecciatine all'indirizzo dell'ambiente della televisione, soprattutto considerando che l'autore è anche sceneggiatore televisivo.
Insomma, il libro è fresco, originale, capace di strappare una risata a chiunque, e tra gli esperimenti di metanarrativa più riusciti che io abbia letto negli ultimi tempi. Lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati di fantascienza. Buona lettura!


Clara


PS: Ehi, Clara, ho trovato una maglia rossa della tua taglia!

PPS: Io invece ho trovato un po' di meme carini sulle Red Shirts di Star Trek. Visto che Clara sta litigando con la Voce sull'opportunità di indossare o meno la maglia rossa, li aggiungo qui in fondo.




sabato 23 agosto 2014

Fahrenheit 451

La cosa incredibile è che sono mesi che avevo intenzione di parlare di questo libro, ma tra una cosa e l'altra ho sempre rimandato. In realtà, trovo molto difficile parlare di qualcosa su cui è stato scritto di tutto e di più, su cui moltissimi hanno già dato la propria interpretazione. Chi sono io per aggiungere qualcosa? Anzi, ho sul serio qualcosa da aggiungere, o semplicemente mi limiterò a ripetere cose già dette? Non lo so. Non posso saperlo. Ma, nel mio piccolo, mi sento in dovere di restituire in qualche modo una piccola parte di quello che Bradbury mi ha dato, e quindi eccomi qui.
"Fahrenheit 451" è un romanzo di genere distopico scritto da Ray Bradbury, di cui a suo tempo avevo già recensito "Cronache marziane". Fu pubblicato negli anni '50, e se volete anche una piccola curiosità questa prima pubblicazione a puntate avvenne sulla rivista Playboy.
La storia si svolge in un "futuro" che esaspera alcune caratteristiche del presente, caratteristiche che i decenni passati dalla pubblicazione non hanno affatto reso anacronistiche, ma anzi a volte ancora più reali, in modo sottilmente inquietante. E così, in questa società, i libri sono proibiti, ed i vigili del fuoco hanno il compito di bruciarli, per difendere la popolazione dalla confusione e dal turbamento che quelle inutili, contraddittorie, difficili parole scritte provocano. In fondo, sono tutti più felici sfrecciando a velocità folle per le immense autostrade, o avvolti dal rumore delle Pareti televisive che trasmettono continuamente storie senza trama o complessità. Perché qualcuno dovrebbe desiderare quei pezzi di carta che avvelenano la mente e costringono addirittura a pensare?
Guy Montag, il protagonista, è un vigile del fuoco. Svolge il suo lavoro da anni con precisione e passione, senza mettere in dubbio il suo dovere, o il piacere che prova nel vedere le fiamme che si innalzano e divorano tutto. Poi, le cose cambiano. Cambiano quando inizia ad interessarsi a quel pericoloso combustibile per cui una donna è disposta a morire, e sottrae di nascosto uno dei libri che dovrebbe bruciare. Cambiano quando incontra la giovane Clarisse McClellan, ragazza "pazza" che ama camminare, che parla dei fiori e della luna, e che invece di guardare la televisione parla con la sua famiglia. Cambiano quando torna a casa e trova la moglie Mildred in overdose, a rischio della vita. Un frammento dopo l'altro, Montag inizia a porsi delle domande, a mettere in dubbio il suo lavoro e la sua vita. Ma questo processo, questa presa di coscienza, lo porterà a rischiare tutto quello che ha. Nel frattempo, lontano dai pensieri di un popolo assuefatto alla comodità ed all'ignoranza, la guerra sta arrivando...
Perché questo romanzo mi ha colpito così tanto? Non so se sono in grado di spiegarlo con esattezza. Innanzitutto, si parla di libri. Di libri proibiti e distrutti. Questa semplice informazione mi aveva colpita già molto prima di iniziare a leggerlo, la prima volta che ne avevo sentito parlare. Io soffro di una sorta di dipendenza ossessivo-compulsiva dai libri, e la semplice idea di un mondo senza carta tra le mani, senza parole scritte a danzare davanti agli occhi, mi risultava angosciante. Così, per tutto il tempo che è trascorso dalla prima volta che ne ho sentito parlare alla prima volta che l'ho letto, Fahrenheit è stato per me "la storia dove i libri sono proibiti".
Poi l'ho letto, ed è molto di più. Il rogo dei libri è, proprio come è nella realtà in cui viviamo noi, un sintomo di un malessere più profondo, solo la punta dell'iceberg di una società che ha perso il valore della cultura, sostituendolo con chiacchiere vuote, rumore e frenesia. "Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. (...) Non c'è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell'Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci", così riassume Faber, uno dei personaggi principali che per Montag svolgerà una funzione di aiutante e mentore.
Uno degli aspetti più illuminanti ed angoscianti, come già accennavo, è il fatto che decenni dopo essere stato scritto questo libro si adatti così bene alla realtà contemporanea. Il tentativo di soffocare la noia ed il vuoto interiore sfrecciando a centinaia di chilometri all'ora su macchine sempre più potenti è qualcosa che si rispecchia tristemente nella cronaca dei nostri giornali. Al tempo stesso, la fiducia cieca nelle trasmissioni televisive, l'accettazione acritica e senza pensiero, l'incapacità di concentrarsi su qualcosa per il tempo sufficiente a capirla... io stessa mi rendo conto, spesso, di quanto la mia visione del mondo sia manipolata e facile da manipolare. Accettare passivamente il notiziario, o quello che si legge su un social network, è molto più semplice che approfondire quell'informazione, cercare un'opinione alternativa, risalire alla fonte. E spegnere il cervello è ancora più facile, lasciando che tutto quello che non ci riguarda direttamente scivoli via tra una pubblicità ed una canzone. Divertirsi è più facile che pensare, molto più facile. No, non è decisamente difficile immaginare il mondo che Bradbury ci propone, e questo, credo, è uno dei più grandi punti di forza del libro.
Un altro punto di forza è lo stile. Bradbury, come già avevo sottolineato per "Cronache marziane", è capace di una prosa elegante e scorrevole, fiorita di metafore che trasfigurano gli eventi e li tingono a tratti di un'atmosfera fiabesca, rivelando con efficacia lo stato d'animo dei personaggi e la loro rinnovata visione del mondo. Personalmente, amo il suo modo di scrivere, uno stile che non cede alla crudezza prosaica della realtà che racconta. Già nel paragrafo iniziale, colpisce come un pugno il contrasto tra la raffinata astrazione del linguaggio e l'orribile rogo di libri raccontato.
Per finire, ho amato molto il personaggio di Clarisse McClellan, entrata a pieno diritto nella lista delle donne inesistenti che vorrei come migliori amiche. La sua freschezza, ed al tempo stesso la profonda saggezza che viene da uno sguardo sul mondo più profondo ed attento, la sua disponibilità ad aprirsi ed a condividere la sua visione con chiunque sia disponibile ad accoglierla. Clarisse svolge una funzione di innesco della trama, mettendo in moto per la prima volta dopo tanto tempo i pensieri di Montag, e proprio per questo "esiste" ai nostri occhi solo attraverso la sua prospettiva. Eppure lei è così viva, la sua figura così netta rispetto al mondo circostante, che per me è uno dei personaggi più memorabili del libro.
Un altro personaggio indimenticabile è quello che potremmo definire "l'antagonista", il capitano Beatty, il superiore di Montag. Beatty non è un ignorante, non brucia i libri per impulso o per cattiveria. E' profondamente istruito, ed è con assoluta lucidità che esprime le sue convinzioni: l'umanità è più felice senza i libri, senza dover pensare, senza eruditi che facciano sentire agli altri l'inferiorità dell'ignoranza. In questa sua capacità di spiegare le proprie azioni e dare un senso logico alla creazione di una società distopica come quella descritta, e nello sforzo quasi affettuoso di farla comprendere al protagonista, è l'equivalente di O'Brien in 1984. Dicono che un libro vada misurato dall'antagonista: ebbene, Beatty non è esattamente l'antagonista, visto che questo ruolo spetta piuttosto alla società ed alla mentalità che Montag cerca di abbandonare, ma è quanto si avvicina di più a questo ruolo, ed è un grande personaggio.
In definitiva, se non avete ancora letto questo classico, vi esorto vivamente a farlo. La storia è affascinante, la lettura scorrevole, gli spunti di riflessione innumerevoli. E soprattutto, se vi piace leggere, non potrete fare a meno di sentire un brivido di inquietudine. E se bruciassero i vostri, di libri, che cosa fareste?

Clara


sabato 19 luglio 2014

Lacrime nella pioggia

Ciao a tutti! Dopo la pausa scavi, eccomi finalmente di nuovo in questo mio angolino virtuale, a sfidare il caldo e la pigrizia per portarvi almeno una piccola recensione, tanto per mostrarvi che sono ancora viva. Questa volta vi suggerisco un romanzo di fantascienza, che è al tempo stesso un giallo intrigante e ricco di colpi di scena. Si tratta di "Lacrime nella pioggia", di Rosa Montero. Ecco a voi la quarta di copertina:



Stati Uniti della Terra, 2109. In un mondo abitato da umani e replicanti, questi ultimi sono vittime di morti sospette. Si tratta di casi isolati o non è piuttosto la risposta di una società sempre più ostile e pericolosa? Capirlo è il compito di Bruna Husky, detective replicante, aggressiva, solitaria e disadattata, che si ritrova coinvolta suo malgrado in un complotto inquietante, con l'obiettivo di alterare la storia stessa dell'umanità per crearne un'altra, fittizia e manipolabile. Sua unica risorsa, un gruppo di emarginati, capaci di conservare ragione e tenerezza in un mondo soffocato dalla repressione...

"La buona fantascienza e il fantastico letterario mi sembrano due strumenti portentosi per costruire un modello immaginario della nostra vita, capace di rappresentarla in una forma più profonda e molto più creativa del puro realismo. Con questo romanzo ho provato a creare un mondo coerente, poderoso, che si regga da solo davanti ai nostri occhi, un mondo nel quale ci sembri di vivere, che apparentemente non è il nostro ma che ci permette di riflettere su quello in cui viviamo, in una forma più originale e più acuta. "Lacrime nella pioggia" è un romanzo sulla più grande tragedia dell'essere umano, che è morire presto quando si ama tanto la vita. Questo è ciò che rappresenta Bruna, la mia protagonista: l'ansia di vivere nonostante il grigiore che ci circonda. L'impossibilità di comprendere la morte. E di rassegnarsi. E ciò è comune a tutti gli esseri umani." (Rosa Montero)

La presenza dei replicanti, così come lo stesso titolo, fa riferimento al film cult "Blade Runner", che viene citato espressamente. L'atmosfera che avvolge la trama, al tempo stesso, ha le tinte caratteristiche del giallo e soprattutto del noir, già dalla caratterizzazione della protagonista. Bruna è una detective indurita dalle sue esperienze, a cominciare dal suo essere una replicante e quindi condannata inesorabilmente a morire dopo pochi anni di vita, proprio come ha visto succedere ad una persona cara, proprio come succede a tutti loro.
Prodotti in fabbrica e dotati alla "nascita" di memorie false, di un passato illusorio a cui aggrapparsi, i replicanti hanno ottenuto dopo dure lotte il rispetto dei loro diritti, ma è ancora fortissima l'ostilità e la discriminazione contro di loro. Ed il pensiero non può che correre al mondo di oggi, soprattutto per il realismo con cui questa forma, per quanto fantastica, di xenofobia è rappresentata. Personalmente, ritengo che uno dei tratti più affascinanti di questo libro sia il modo in cui riesce a creare una società credibile, con tratti cupi tanto da poter essere considerata una distopia , ma mai così distaccata da quella attuale da impedire di riconoscerci in essa. Realistica è anche la componente politica, dal movimento di rivendicazione dei diritti dei replicanti a quello che invece li vede come una minaccia per gli umani, fino alle stazioni spaziali orbitanti dove si sperimentano estremi e totalitari sistemi socio-politici. Insomma, l'ambientazione è uno dei punti di forza, accuratamente costruita e ricca di spunti di riflessione.
La trama principale è strettamente legata a questi aspetti sociali e politici: la detective si ritrova infatti ad indagare su memorie artificiali alterate che causano una morte cruenta, e presto rimane invischiata in un complotto di proporzioni molto più vaste. La storia è ben costruita, con un ritmo rapido, ed un piacevole equilibrio tra lo sviluppo dell'investigazione e dell'azione, da un lato, e la vita privata ed i ricordi di Bruna, dall'altro, due elementi che si intrecciano presto in modo indissolubile.
La protagonista, a sua volta, è un personaggio molto interessante. Una donna matura, eppure al tempo stesso nata da pochi anni, venuta al mondo già adulta con un set di ricordi prefabbricati. Una donna che convive ogni giorno con la morte, scandendo il ritmo dei suoi pensieri (e, di conseguenza, del romanzo) con il tempo mancante alla sua "data di scadenza". Forte, intelligente e determinata, ma al tempo stesso fragile nelle sue emozioni. Bruna è un personaggio a tutto tondo, credibile, con cui è facile simpatizzare. Attraverso il suo sguardo leggiamo la storia e scopriamo il mondo in cui è ambientata, con naturalezza e rapidità.
Anche per quanto riguarda gli altri personaggi valgono le stesse considerazioni. Naturalmente, trattandosi di un giallo, c'è l'ambiguità di fondo su chi siano i buoni e chi i cattivi. Proprio come Bruna, neanche il lettore sa di chi ci si possa fidare, in una storia di intrighi ed efferati omicidi, fino alla rivelazione finale. Tra poliziotti e criminali, archivisti e musicisti, politici ed immigrati alieni, si dispiega ai nostri occhi una folla di figure interessanti e ben curate.
In definitiva, avrete già intuito che questo è un libro che vi consiglio caldamente, se la fantascienza è il vostro genere. Maturo e ricco di spunti interessanti, ma al tempo stesso una lettura leggera ed intrigante, "Lacrime nella pioggia" è la prova che anche oggi, nonostante la predominanza di altri generi commercialmente più prolifici, il genere fantascientifico non è morto, anche grazie alla sua straordinaria flessibilità, che permette di intrecciarlo con ogni altro genere letterario, come in questo caso il giallo.
Se cercavate un libro da portarvi sotto l'ombrellone, spero che il consiglio sia servito ;-)
Ancora una volta, buone vacanze a tutti!

Clara


giovedì 27 marzo 2014

L'occhio nel cielo

Con questo post torniamo alle recensioni di libri di fantascienza, e per la precisione ad un titolo ormai piuttosto stagionato. "L'occhio nel cielo", o solo "Occhio nel cielo" in altre edizioni, è infatti stato scritto nel lontanissimo 1955 da Philip K. Dick, famosissimo ed originalissimo autore di fantascienza dagli interessanti e spesso inquietanti risvolti psicologici e sociali, che la maggior parte delle persone conoscono come l'autore del romanzo da cui è stato tratto "Blade Runner". Se il nome non vi dice niente neppure così, ne deduco che non siete appassionati di fantascienza.

Nel qual caso, siete autorizzati a premere la X in alto a destra e dedicarvi ad attività più interessanti della lettura di questo post. Tanto Clara non ha modo di accorgersene, quindi nessun sentimento offeso... peccato.

Tornando alla mia recensione, questo libro mostra in effetti qualche segno dei tempi in cui è stato scritto, per cui alcuni elementi potrebbero apparire anacronistici, ma è ancora una lettura affascinante, e presto vi spiegherò perché... ovviamente, dopo avervi presentato la trama:
Un incidente in una centrale nucleare di nuovissima sperimentazione coinvolge un gruppo di persone, sette visitatori e la loro guida, facendoli precipitare nel raggio delle radiazioni. Tra di essi c'è l'esperto di elettronica Jack Hamilton, appena licenziato dal suo lavoro per i sospetti di simpatie comuniste della moglie, anche lei presente. Nei minuti che le vittime passano distese a terra tra le macerie, in attesa dei soccorsi, le loro menti si ritrovano altrove, in mondi creati dalla psiche e dalla soggettiva visione della realtà di alcuni di loro. E scoprono che la realtà distorta attraverso gli occhi di un altro può essere molto più terrificante di qualsiasi fantasia...
Il romanzo è ambientato nell'America degli anni Cinquanta, un'America in piena guerra fredda ed ossessionata dalla minaccia comunista al punto da scatenare una vera e propria caccia alle streghe, un America ancora permeata di razzismo e di perbenismo. Proprio da questo punto di vista alcune reazioni dei personaggi ed alcuni dei loro discorsi possono, come ho accennato, apparire anacronistiche ai lettori del Duemila. Ma basta provare a sostituire "comunisti" con "terroristi islamici", o con qualche altra parola che i nostri giornali e telegiornali ripetono regolarmente, per rendersi conto che dopotutto qualche somiglianza si trova ancora, e per trovare una maggiore empatia con i personaggi.
Detto questo, tuttavia, non è la dimensione storico-politica quella che mi ha colpito soprattutto in questo libro, ma la sapiente costruzione della tensione, mentre i protagonisti si rendono conto che il mondo in cui si sono risvegliati non è quello che avevano lasciato, e cercano di scoprirne la causa. All'inizio, infatti, non hanno la minima idea di cosa sia successo, né di come tornare nel proprio mondo. E quando riescono a comprenderlo, la tensione non si smonta affatto, ma anzi sale l'angoscia di ritrovarsi bloccati in un incubo che non è neppure il loro, trascinati in un'odissea tra fanatismo e psicosi, che sembra farsi sempre più pericolosa. A questo viaggio si intreccia la storia personale di Jack e Marsha Hamilton, dominata dal dubbio del primo: sua moglie è la donna che ha sempre amato, o gli ha davvero nascosto di essere una pericolosa sovversiva? Fino a che punto può fidarsi di lei e della sua innocenza? La risposta arriverà solo alla fine dell'allucinato labirinto di mondi e menti...
Il libro, se ci fosse bisogno di sottolinearlo, mi è piaciuto molto. Philip Dick è un maestro nel rendere l'atmosfera straniante in cui si giocano il conflitto e la sovrapposizione tra mente e realtà, dalla prima progressiva realizzazione che "qualcosa è sbagliato" alla più completa, terrificante e paranoica realtà la cui descrizione non ha nulla da invidiare ai maestri dell'horror. Proprio la capacità di passare da toni quasi ironici al frenetico ritmo di una scena d'azione, da momenti filosofici a pericoli angoscianti, è un altro dei punti forti di questo romanzo, che tuttavia è tenuto insieme dal filo unitario del punto di vista di Jack e della sua personalità razionale, decisa a ritrovare la via di casa, ed al tempo stesso tormentata dai propri dubbi.
Un romanzo dal ritmo incalzante e dalla trama ricca di colpi di scena, che pone in dubbio la realtà stessa, mettendo in luce la discrepanza tra questa e la visione che noi ne abbiamo. Una delle più magistrali ed inquietanti interpretazioni che io abbia mai letto dell'espressione "vedere il mondo con gli occhi di un altro".
Buona lettura...

Clara


martedì 25 marzo 2014

Oh my sweet Alien!





Ancora una volta ho deciso di parlare di un manga che non è mai uscito in Italia, quindi, nel caso vi interessi, dovrete ricorrere alle scan online come ho fatto io, tra l'altro in inglese perché nessun gruppo lo ha ancora tradotto in italiano.

Il che significa che la nostra cara Clara è l'unica persona in Italia a conoscere il manga di cui sopra. E quindi sta cercando di convincere altre persone a leggerlo solo ed esclusivamente per non sentirsi il solito caso a parte.

Detto questo, per coloro che siano ancora interessati, "Oh, my Sweet Alien", titolo originale Yome ga Kore na Monde, è un volume unico composto da sei capitoli, scritto e disegnato da Miyata Kouji. Si tratta essenzialmente di una sitcom a proposito della vita quotidiana di un uomo e di sua moglie... che è la più adorabile aliena che si sia mai vista, con tanto di tentacoli prensili utilissimi in cucina e tuta sintetica a forma di umana per uscire di casa. I vari brevi episodi seguono la vita quotidiana della strana ed innamoratissima coppia, che presto diventerà un trio, con la nascita di un dolce (e tentacoluto) bambino. Tra segreti da mantenere a tutti i costi e pannolini da cambiare, suoceri letteralmente da un altro mondo e nuove conoscenze, essere genitori rimane la sfida più grande di tutte!

Ah, pensavo che la sfida più grande fosse fare una recensione decente. Comunque è inutile, a te i tentacoli non crescono e devi continuare a scrivere con due mani soltanto.

Come ho già detto, la storia è breve e suddivisa in episodi che possono essere letti singolarmente, proprio come una delle classiche sitcom televisive. Il suo punto di forza è sicuramente la dimensione comica, che lo rende una lettura piacevolissima, rinfrescante e disimpegnata, ottima per distrarsi e farsi qualche risata. Questo manga prende i classici elementi da "gli alieni sono tra noi" e li tesse in una piacevolissima commedia, dove l'umorismo si lega alla tenerezza ed all'affetto familiare, senza però mai risultare banale o stucchevole.
Lo stile di disegno è molto semplice e gradevole, ma anche se i personaggi umani appaiono comunque ben disegnati (soprattutto alcune espressioni del protagonista sono esilaranti), quello che mi è davvero piaciuto dal punto di vista grafico è l'aspetto della nostra aliena, decisamente graziosa, dolce ed espressiva.




Aaaaah, un parto alieno in diretta sul nostro blog! Svelti, coprite gli occhi ai bambini!

L'unica bambina qui è quella che sta già pensando a come trasformare queste immagini in sciocche fan art da riproporvi quando avrà esaurito le idee per i post. Siete avvisati, lettori...

Non c'è molto da dire dal punto di vista della trama, visto che come ho detto punta su episodi singoli e sull'effetto comico, ma personalmente sono rimasta soddisfatta, tanto più che nel finale c'è anche una parte d'azione e spericolati inseguimenti. Il ritmo rimane scorrevole e veloce, ed i vari segmenti narrativi si collegano bene gli uni agli altri, rivelando progressivamente la vita della famigliola.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, come è prevedibile prevalgono i tratti comici: la classica ingenuità un po' imbranata dell'aliena che si ritrova a vivere nel mondo umano, l'irritazione vagamente rassegnata di suo marito di fronte al caos in cui la sua vita pare precipitata, ma al tempo stesso l'amore che li lega. Tuttavia non si tratta di macchiette, ma di individui dotati di una propria profondità, come è evidente in altre scene. Lo stesso vale per i personaggi che si muovono intorno ai protagonisti: alcune caratteristiche sono quelle tipiche della commedia, ma ciascuno appare al tempo stesso unico e "completo" nella propria caratterizzazione.
Considerando tutto questo, vado sul sicuro nel consigliare "Oh my sweet Alien!" a chiunque voglia ridere un po' senza trovarsi invischiato in una serie lunghissima, a chiunque abbia apprezzato, magari da giovanissimo, quelle sitcom su famiglie fuori dal comune, ed in generale a chiunque apprezzi la fantascienza leggera.
Allora, pronti a farvi rapire dagli alieni?



Clara

mercoledì 5 marzo 2014

Ensign Sue




Ed eccomi di nuovo qui a recensire un webcomic, categoria in cui sto scoprendo dei veri gioiellini. Rigorosamente in inglese, per ora... non temete, arriveranno anche i webcomic italiani, visto che ce ne sono parecchi di interessanti!

Ma Clara ha bisogno di una scusa per poter dire "ehi, sto facendo qualcosa di utile e ripassando una lingua straniera!" senza sentirsi in colpa. Seguite i suoi consigli, ed anche voi avrete il piacere di guardare l'orologio e piagnucolare "Ho sprecato tutto il pomeriggioooooo! Perchéééé? Sono un caso disperatooooooo!"

Non datele retta, non faccio così.

Peggio. Molto peggio.

Ma ignoriamo la mia crudele Voce della coscienza ed iniziamo questa recensione.

Ora parla di se stessa in prima persona plurale, ho sempre detto che era schizofrenica.

Okay, comincio la recensione. Sul serio stavolta.

Come vuoi.

Ma prima si rende necessario un piccolo appunto, perché a differenza dei webcomic che ho già recensito, questo non è esattamente una storia originale. Per leggerlo ed apprezzarlo, è indispensabile avere una conoscenza preliminare delle seguenti materie:
1) Star Trek
2) la terribile piaga delle Mary Sue
Credo che Star Trek non abbia bisogno di presentazioni, e se non lo conoscete non capirete nulla del webcomic, quindi chiudete questa pagina ed andate su un sito di streaming a recuperare almeno i film più recenti. E' una delle serie televisive che ha fatto la storia della fantascienza, recentemente riportato alla ribalta, appunto, da due film che reinterpretano le origini della saga, del capitano Kirk e della nave stellare Enterprise.
Ed è proprio qui che inizia la nostra storia, a bordo dell'Enterprise, dove il giovane Spock sta parlando ad una versione più anziana di se stesso. Fondamentalmente, è lo Spock cinematografico che parla con lo Spock televisivo, per avvisarlo di un terribile pericolo che incombe su tutti loro, una forza in grado di piegare l'universo alla propria volontà.
Nella vignetta successiva, ci viene introdotto il nuovo membro dell'equipaggio dell'Enterprise: la guardiamarina Mary Amethyst Star Enoby Aiko Archer Picard Janeway Sue, ma potete chiamarla Mary Sue.



A questo punto chi è familiare con il mondo delle fanfiction avrà già capito cosa sta succedendo, mentre gli altri si staranno chiedendo quale genitore snaturato abbia scelto il nome della bionda fanciulla (perché ovviamente è bionda, con meches cangianti dal rosa all'azzurro). E' quindi il momento di aprire una parentesi sul fenomeno delle Mary Sue.
Esistono diverse definizioni, ma per quanto riguarda questo webcomic, una Mary Sue è la perfezione incarnata. L'intera trama gira intorno a lei. La Mary Sue è un genio, sa fare qualsiasi cosa, ed in caso contrario impara a farla in qualche ora, anche se normalmente richiederebbe anni di pratica. La Mary Sue, è neanche a dirlo, bellissima, la donna o ragazza più bella che si sia mai vista. La Mary Sue ha un passato tragico e strappalacrime, che non mancherà di ricordare ripetutamente ai lettori ed agli altri personaggi. La Mary Sue intreccia spesso e volentieri relazioni sentimentali con uno o più dei personaggi della serie in cui viene inserita, nella più rigorosa noncuranza di quanto stabilito dalla serie stessa. Così, troviamo fanfiction del Signore degli Anelli in cui una splendida fanciulla viene catapultata nella Terra di Mezzo ed entro due capitoli è tra le braccia di Legolas o Aragorn (Arwen? Arwen chi?) oltre naturalmente a distruggere l'Unico Anello da sola (Frodo? Frodo chi?), eccetera.
Per quanto riguarda Star Trek, la piaga è piuttosto diffusa, soprattutto nei confronti della versione cinematografica. La perfetta nuova recluta fa immediatamente innamorare di sé il giovane ed aitante capitano, oppure il suo stoico ufficiale dalle orecchie a punta, o meno diffusamente qualche altro membro dell'equipaggio... il tutto mentre batte da sola qualsiasi record di improbabili abilità e salva il mondo. Per fortuna, numerose quanto le Mary Sue, ci sono le parodie che le distruggono sistematicamente.
Chiusa la parentesi, si torna alla nostra guardiamarina (in inglese ensign) Mary Sue, che a differenza delle sue sorelle sparse nel mondo della narrativa ha un problema. I personaggi, al posto di cadere ai suoi piedi, passando dalla perplessità all'irritazione, per arrivare all'unanime conclusione: "Ensign Sue must die", la guardiamarina Sue deve essere eliminata... ma come liberarsi di un'anomalia così potente da modificare l'universo intorno a lei?
Il primo capitolo della saga gira intorno a questo interrogativo, ed ai tentativi dell'equipaggio di fare affrontare alla beatamente ignara Mary Sue un tragico destino. I fan della serie originale apprezzeranno probabilmente i riferimenti, come il Mirror Universe dove
Il secondo capitolo vede Kirk, Spock e gli altri dell'Enterprise affrontare un'invasione di Mary Sue che ha infettato tutto il multiverso, con l'aiuto di un collaboratore d'eccezione. Prego, un rullo di tamburi per...

Tu-tu-tu-tum... tu-tu-tu-tum... tu-tu-tu-tum...

IL DOTTORE! Ehi, non avrete sul serio pensato che la mia ossessione per Doctor Who fosse scesa ad un livello accettabile, vero? Il decimo Dottore, il nostro adorato David Tennant, si aggrega all'equipaggio dell'Enterprise contro la peggior minaccia che il multiverso abbia mai affrontato. Altre serie di Star Trek, Marvel, DC, My Little Pony... nessuno è più al sicuro.
Il terzo capitolo è iniziato a gennaio di quest'anno, e continua la lotta sempre più disperata contro le splendide e scintillanti minacce per il tessuto della realtà.

Questo webcomic ha uno stile di disegno molto "puccioso" ed essenziale, ma i personaggi sono perfettamente riconoscibili per i loro tratti caratteristici, e le espressioni facciali sono lo stesso molto eloquenti. Insomma, a parte per ovvi motivi quella del mio vulcaniano preferito, che però rivela comunque un'inaspettata varietà di fronte alle performances di Mary Sue. A questo stile semplice si accompagna un umorismo comprensibile a chiunque abbia una minima conoscenza della serie, e che personalmente trovo assai efficace. La dimensione comica è data sia dall'assurdità della nostra melodrammatica Sue, sia dalla crescente disperazione dei personaggi, sia infine ed ovviamente dalla componente metanarrativa, che in una serie come questa gioca un ruolo fondamentale. Nel secondo capitolo la vicenda si fa più complicata, ma l'umorismo si mantiene costante, espandendosi a bersagliare altri universi e senza risparmiare frecciatine ai personaggi ed alle serie originali.
Se volete farvi qualche sana risata, se amate Star Trek, se reclamate vendetta per tutte le volte che avete letto la stessa identica trama su un sito di fanfiction, se semplicemente vi piace l'idea di vedere gli eroi della fantascienza alle prese con la minaccia della perfezione... Ensign Sue è il titolo che fa per voi, e quel link vi porterà dritti alla prima striscia.
Buona lettura!

Clara

mercoledì 26 febbraio 2014

To aru Majutsu no Index - Seconda stagione




Tecnicamente, questo post è un po' in ritardo, visto che ho finito la seconda stagione dell'anime già recensito qui qualche tempo fa. Ma soprassediamo su questi dettagli, e concentriamoci sull'argomento.
Premetto innanzitutto che, se volete guardare i ventiquattro episodi che costituiscono la seconda stagione, dovete aver visto la prima. In caso contrario, la maggior parte dei personaggi vi risulterà sconosciuta, ed avrete qualche difficoltà a seguire la storia. Se avete già visto la prima stagione, invece, vi consiglio assai caldamente di guardare anche la seconda.
Alcune delle critiche che avevo mosso alla stagione precedente riguardavano la presenza di differenti sotto-trame scollegate tra loro, e la "scomparsa" di alcuni personaggi, che avevo definito come una potenzialità sprecata. Dopo aver concluso anche questa serie, mi vedo costretta ad aggiustare il tiro, ed è proprio per questo che ora suggerisco di guardarle entrambe di seguito, per avere un'idea complessiva.
La trama riprende da dove ci eravamo lasciati. Il protagonista, Kamijou Touma, continua a vivere con la giovane suora Index ed a lamentarsi della sua sfortuna, oltre a dover salvare se stesso e tutti coloro che gli stanno intorno da minacce soprannaturali che, ancora una volta, vengono sia dal lato della magia che da quello della scienza. Rispetto alla prima stagione, si fa molto più forte la dimensione del conflitto tra i due diversi modi d'essere, in uno stato di crescente tensione che suggerisce come le conseguenze di quello che accade a Gakuen Toshi, la città accademica che è fulcro del mondo scientifico, siano fondamentali per il mondo intero.
Per quanto riguarda quello che ho definito il lato della magia, devo precisare che si tratta più che altro di diverse fazioni, che hanno in comune il ricorso a pratiche magiche. La maggior parte di esse corrisponde, nel nome più che altro, a gruppi religiosi attualmente esistenti, troviamo quindi la Chiesa Anglicana, la Chiesa Cattolica, e così via. Specifico ovviamente "nel nome" perché in base alle mie conoscenze il Vaticano non ha un esercito di suore ninja, ma potrei sempre sbagliarmi.



Ancora una volta, come nella prima stagione, la trama si divide in diversi archi narrativi, che però in questi episodi appaiono meno chiusi e molto più in sintonia tra loro, con il risultato che il ritmo è assai più fluido. Personaggi che nella prima stagione avevano fatto poco più di una comparsa tornano a farsi vivi, insieme ad una notevole quantità di nuove figure. Ancora una volta, To aru Majutsu no Index spicca per la massa di personaggi che riesce ad introdurre in scena, senza tuttavia farne delle macchiette standardizzate, ma dando ad ognuno i propri spazi, personalità e storia.
Una nota di merito va agli antagonisti, decisamente più pericolosi e determinati di quelli affrontati nella prima serie, eppure non ridotti al semplice ruolo di cattivi. Fin dall'inizio, è evidente che i rischi che Touma e compagni si trovano ad affrontare stanno crescendo esponenzialmente, e le battaglie si fanno molto più complesse. Certo il potere di annullamento di Touma continua a giocare un ruolo fondamentale, ma è evidente che non è sufficiente contro quello che si sta preparando. Tra le varie fazioni che muovono le proprie pedine sulla scacchiera di Gakuen Toshi, non è scontato chi siano i buoni, e trame e complotti si intrecciano in un gioco di scatole cinesi.
Non sperate che tale gioco si risolva con questa stagione, comunque. Le rivelazioni del finale vi lasceranno ad inveire contro l'assenza di una terza stagione, cosa che sembra succedere con molti degli anime ricavati dalle chilometriche serie letterarie giapponesi (coff coff Kyoukai Senjou no Horizon coff coff). In ogni caso, vale davvero la pena di guardarlo.
Una nota a parte merita la presenza di alcune puntate ambientate in Italia. Touma ed Index vincono una vacanza nel nord del nostro splendido paese, e si ritrovano nientemeno che a Chioggia. Lì, insieme ad alcune conoscenze delle puntate precedenti... visiteranno città d'arte? Gusteranno la dolcezza della cucina italiana? Come avrete già intuito, tra il dire ed il fare c'è di mezzo l'ennesimo scontro da affrontare. Ma intanto possiamo gustarci qualche piacevolissima panoramica a noi familiare.



Per quanto riguarda la trama, ho già detto che riprende moltissimi elementi della prima stagione, e che in generale è più che soddisfacente, anzi prende un ritmo fluido ed incalzante nella rivelazione di nuovi poteri e di nuove minacce. Molti personaggi prima accennati sono approfonditi, e quelli che invece sono soltanto introdotti presentano notevoli indizi sulla loro futura importanza. Il protagonista, Touma, soffre di una leggera sindrome dell'eroe che lo spinge a lanciarsi al salvataggio di chiunque in qualunque occasione, ma pare essere una patologia molto diffusa tra i personaggi, ed inoltre la cosa è sempre giocata in modo niente affatto pesante. Anzi, devo dire che dopo aver sopportato alcuni personaggi maschili piuttosto inetti, è un piacere vedere un protagonista con una spina dorsale.
Altro personaggio principale che ottiene più spazio e semplicemente se lo merita è Accelerator, uno degli esper più potenti di Gakuen Toshi. Ammetto che sia un po' psicopatico, ma proprio per questo si crea un parallelo contrastante tra il suo comportamento e l'idealismo di Touma, un contrasto che ho molto apprezzato.



Un'altra cosa che vorrei specificare è che in To aru Majutsu no Index ci sono ragazze che combattono e si prendono la loro razione di botte, ed antagoniste femminili credibili. Ho notato varie volte una tendenza a "risparmiare" i visetti graziosi, o a smussare gli angoli "cattivi" delle cosiddette cattive, forse per evitare di perdere fan, ma personalmente penso che non ci sia nulla di male. Anzi, mi piace vedere una donna trattata esattamente sullo stesso piano degli uomini, senza improbabili cavallerie che non hanno una giustificazione narrativa. Mi pareva il caso di specificarlo, nonostante sia un aspetto secondario. In un anime che presenta anche alcune sfumature ecchi, comunque giocate in genere secondo toni comici, è piacevole che i personaggi femminili siano capaci, indipendenti e forti, assolutamente all'altezza della situazione.
E con questo, ho concluso. Valgono insomma ancora le considerazioni fatte per la prima stagione, con gli aggiustamenti detti all'inizio, e vale più che mai il suggerimento a godervi questa serie davvero intrigante.
Saluti a tutti,

Clara